La Chiesa
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Si accede alla chiesa da un sagrato lastricato in ciottoli bianchi e neri che al centro formano un disegno nel quale sono riconoscibili lo stemma della città, il simbolo del francescanesimo, dato da braccia incrociate su croce, e dall’iniziale del nome di Maria, a cui il santuario è dedicato. La chiesa è a croce latina con tre navate e cappelle laterali, volute dalle famiglie nobili genovesi come luogo di sepoltura e per questo impreziosite da dipinti di notevole valore artistico di scuola genovese risalenti ai secoli XVI e XVII di Fiasella, G.B. Casoni, Simone Dando da Carnoli ed altri. |
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Di particolare interesse è il polittico dell’Annunciazione attribuito al “maestro dell’Annunziata del Monte” visibile nella terza cappella di sinistra. Nella terza cappella di destra sono collocate due statue lignee del Maragliano e su diverse pareti si osservano i monumenti funebri dei famigliari dei committenti. Il presbiterio e il coro, posti sopra la cripta, insieme a quest’ultima, furono edificati e decorati tra il 1628 e il 1634 a spese di Giacomo Saluzzo, di cui è visibile il busto, insieme a quelli dei fratelli, posti sulle pareti laterali del presbiterio stesso.
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L’altare maggiore, a cui si accede tramite scale laterali, è in marmi policromi con tabernacolo a forma di tempietto sormontato da un crocifisso attribuito agli Orsolino (secondo alcuni Battista e Giovanni, per altri Giovanni e Tommaso) ai quali si devono pure i putti e le statue di S. Francesco e S. Rocco, poste sopra le porte laterali di accesso al coro, i cui stalli sono in noce intagliato. Sulla parete di fondo del coro, visibile anche dalla navata centrale, è collocata la grande tela di D. Fiasella con l’assunta, datata 1632, mentre sulla parete laterale sinistra si osservano dipinti di B. Fasolo, di G.B. Casone.
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Alla cripta si accede dalla navata centrale tramite un’ampia scalinata. La volta, riccamente decorata, fu affrescata da A. Ansaldo (1584 – 1638) con storie della Vergine. L’altare, così come pure la balaustra che lo separa da dal vano antistante, è in marmi policromi , opera di marmisti napoletani dell’inizio del ‘700. La statua della Madonna è attribuita a F. Valdambrino (1375/1380 ca. – 1435) allievo di Jacopo della Quercia. Nella sacrestia sono state collocate diverse tele di indubbio valore artistico di G. Strozzi, di A. Semino, di D. Fiasella e di Simone Dando da Carnoli. Nel chiostro del convento, a due piani, è conservata una pala d’altare marmorea del cinquecento e nel refettorio quattrocentesco è stato murato un pulpito in ardesia a formelle con figure di santi francescani e della Vergine con Bambino, mentre sulla parete di fondo si conserva l’”Ultima cena” di O. De Ferrari datata 1641. Attraversando l’antisacrestia sulle cui pareti sono poste illustrazioni degli avvenimenti storici più significativi relativi alla vita del Santuario, si accede ad una cappelle di recente costruzione dedicata al “Cantico delle creature” per le celebrazioni feriali e la preghiera della fraternità. |
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